D. Lgs. 231/2001 – Sicurezza e responsabilità

A cura di:  Avv. Giacomo Cardani  |  Dott.ssa Caterina Vecchio

Responsabilità del datore di lavoro per infortunio di un estraneo

La Cassazione, con sentenza n. 42647 del 17.10.2013 ha confermato quanto deciso dalla Corte di Appello di Roma in ordine alla imputabilità al datore di lavoro del reato di cui all’art. 590 c.3 c.p. (lesioni personali colpose) per l’infortunio di un soggetto estraneo alla propria azienda.

La Corte ha precisato che, in caso di lesioni/omicidio colposo, a nulla rileva il fatto che l’imputato non fosse il datore di lavoro della infortunata poiché il principio di prevenzione degli infortuni sul lavoro “ha una valenza generale e inderogabile, tale da imporsi nell’interesse di tutti, finanche degli estranei al rapporto di lavoro, a prescindere, quindi, da un rapporto di dipendenza diretta con il titolare dell’impresa”, a meno che la presenza dell’estraneo sul luogo di lavoro sia un evento assolutamente imprevedibile ed eccezionale.

Per di più si dice che è configurabile l’ipotesi di fatto commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro se tra la violazione e l’evento dannoso (in tal caso la lesione) vi sia un nesso causale individuato ai sensi dell’art. 40 o 41 c.p.

La nomina del RSPP non esclude la responsabilità del datore di lavoro

La Corte di Cassazione, con sentenza 50605 del 16.12.2013, ha riconosciuto la responsabilità penale del datore di lavoro poiché – per colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia ed in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro – cagionava la morte del proprio dipendente. Nel caso di specie un operaio aveva subìto un infortunio mortale sul luogo di lavoro mentre caricava alcuni infissi su una pedana per il successivo trasporto. Il Tribunale di Nuoro, investito della questione, condannava il datore di lavoro poiché a seguito dell’istruttoria risultava che:

a. la procedura utilizzata per il carico degli infissi si era rivelata pericolosa e scorretta;

b. agli operatori non era stata fornita un’adeguata formazione in relazione alla movimentazione dei carichi ed ai rischi inerenti nonché in materia di salute e sicurezza sul posto di lavoro;

c. non era stato predisposto un ambiente sicuro;

d. i dipendenti non erano provvisti di protezioni individuali atte ad evitare eventuali infortuni o, comunque, a limitarne i danni.

La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso, si concentra sull’individuazione del soggetto responsabile in tema di sicurezza e salute sul luogo di lavoro ed in merito afferma che “il datore di lavoro non può andare esente da responsabilità, sostenendo esservi stata una delega di funzioni a tal fine utile, per il solo fatto che abbia provveduto a designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Difatti la presenza di un RSPP è obbligatoria ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 8 per l’osservanza di quanto previsto dal successivo art. 9, ma tale figura non coincide con quella, peraltro facoltativa, del dirigente delegato all’osservanza delle norme antinfortunistiche ed alla sicurezza dei lavoratori (ex pluris Cass. Sez. 4, n. 47363/2005)”.

A specificazione di quanto detto la Suprema Corte sottolinea le differenti funzioni, e dunque il diverso grado di responsabilità tra datore di lavoro e RSPP:

- il RSPP ha solo una funzione di ausilio finalizzata a supportare (e non a sostituire) il datore di lavoro nell’individuazione dei fattori di rischio nella lavorazione, nella scelta delle procedure di sicurezza e nelle pratiche di informazione e di formazione dei dipendenti; mentre

- il datore di lavoro conserva l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento relativo alle misure di prevenzione e protezione.

Peraltro”, sottolinea la Cassazione, “in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, ai sensi del D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 17, il datore di lavoro non può delegare, neanche nell’ambito di imprese di grandi dimensioni, l’attività di valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza del lavoratore e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dei rischi”.